Nella cittadina laziale si respirano i millenni. Affastellati
Non sappiamo, noi italiani, quante ricchezze siano sparse
sul nostro territorio, ovunque. Pare che l’Unesco abbia calcolato che quasi due
terzi delle opere d’arte esistenti nel mondo abbiano dimora nel nostro
Belpaese. Abbiamo troppe bellezze sul nostro territorio al punto che non
abbiamo il tempo di conoscerle e apprezzarle. Mi capita di pensare a tutto ciò
allorché transito sulla Cassia, tra Roma e Viterbo. Mi fermo per una pausa a
Sutri, borgo che è difficile dire di che epoca sia: basti pensare che, definita
“città antichissima”, conta mura megalitiche sopra le quali sono state
costruite altre mura nel VII secolo a.C. e poi altre ancora nel 310 a.C….
Il centro del borgo, issato su uno sperone di tufo, è
gradevole e accattivante, con le sue fontane e i suoi palazzi ben restaurati,
ma in fondo non è particolarmente originale. Sì, la cattedrale dell’Assunta ha
sembianze tardo barocche, anche se la sua anima è romanica, con una cripta da
urlo, otto navatelle con una miriade di colonnine diverse… Sì, la
“piazza-salotto”, quella del Comune è intima e fraterna, bella ed elegante,
pare un tinello predisposto per cocktail e ricevimenti a tutte le ore. Sì, una torre
medievale, quasi abbandonata, svetta ardita e impertinente. Ma l’interesse di
Sutri, che è posta sulla via Francigena, sta alla base della città,
letteralmente. Sì, perché la base dello sperone tufaceo è traforata dai locali
agricoli, ma anche e soprattutto da un gran quantità di tombe rupestri, dal IV
secolo a.C. in poi.
Ancora più importante è il parco archeologico di Sutri,
appena più in là del paese, attorno ad un secondo sbuffo di roccia porosa, che
ospita non poche sorprese, a cominciare dallo splendido ipogeo della Madonna
del parto e dalla necropoli. È nell’anfiteatro – piove, tira vento e l’umidità
pare trasudare da ogni pietra – che i sentimenti più profondi paiono venire
alla superficie: i gradoni sbozzati dell’anfiteatro a forma ellittica del VI-V
secolo a.C. raccontano una civiltà, quella etrusca, che è morta
anagraficamente, ma che vive nel sangue di questa gente, rimane nella bellezza
della giovane donna che sfiora le pietre del portale d’ingresso, così come
nella vecchiaia dolorosa del vecchietto che vende funghi porcini all’incrocio
per Carbognano.
2 commenti:
Una pagina che è un quadro dipinto da mano esperta e da un cuore che sa contemplare.
Grazie,
Tanino
Grazie Michele perchè "dietro casa" è pieno di ricchezze da riscoprire!
La Tuscia come la descrivi merita veramente più di un viaggio, ogni luogo deve essere vissuto oltre che visitato, Bolsena, Bomarzo, Tarquinina, Tuscania... che meraviglia!
Ciao e grazie!! Alessandra
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