Viaggio in Tanzania e Kenya/3 - Nell'arcipelago di fronte a Dar es Salaam la sabbia bianchissima e il mare blu ispirano sentimenti risolutivi
Le spiaggie di Zanzibar sono una prova dell'esistenza di Dio. Per tre ragioni, a mio modesto modo di vedere.
Primo, perché la sabbia delle spiagge è così bianca e immacolata che mi dico che Iddio voleva lasciare sulla terra il colore-base per il Pantone, il bianco-zero in cui ogni altra tonalità troverebbe il suo standard di riferimento.
Secondo, perché stando sul bordo di un tal mare, all'ombra di una palma, sorpendo magari una fresca e buona bibita, osservando le onde dell'oceano che si infrangono mollemente sulla rena e facendo vagare lo sguardo sulle trasparenze alla ricerc a di qualche pescetto... il tempo non corre più come in città, come al lavoro, e s'immobilizza nel perfetto dinamismo della bellezza.
Terzo, perché il cervello dinanzi a un tale spettacolo comincia a ragionare in modo più completo, meno monolitico, meno monotono, usando sia dell'emisfero delle emozioni che di quello della ragione, suggerendo soluzioni ai problemi personali e a quelli dell'umanità che paiono non solo credibili ma anche evidenti.
Ed in tale giustizia distributiva della conoscenza non ci si interroga più ma si ragiona nel modo dell'amore, che è e non è, che è uno ed è molteplice, che vive dell'amore stesso che le cose e le persone (anche quelle divine, soprattutto quelle) sanno manifestare.
Le spiaggie di Zanzibar sono una prova dell'esistenza di Dio. Per tre ragioni, a mio modesto modo di vedere.
Primo, perché la sabbia delle spiagge è così bianca e immacolata che mi dico che Iddio voleva lasciare sulla terra il colore-base per il Pantone, il bianco-zero in cui ogni altra tonalità troverebbe il suo standard di riferimento.
Secondo, perché stando sul bordo di un tal mare, all'ombra di una palma, sorpendo magari una fresca e buona bibita, osservando le onde dell'oceano che si infrangono mollemente sulla rena e facendo vagare lo sguardo sulle trasparenze alla ricerc a di qualche pescetto... il tempo non corre più come in città, come al lavoro, e s'immobilizza nel perfetto dinamismo della bellezza.
Terzo, perché il cervello dinanzi a un tale spettacolo comincia a ragionare in modo più completo, meno monolitico, meno monotono, usando sia dell'emisfero delle emozioni che di quello della ragione, suggerendo soluzioni ai problemi personali e a quelli dell'umanità che paiono non solo credibili ma anche evidenti.
Ed in tale giustizia distributiva della conoscenza non ci si interroga più ma si ragiona nel modo dell'amore, che è e non è, che è uno ed è molteplice, che vive dell'amore stesso che le cose e le persone (anche quelle divine, soprattutto quelle) sanno manifestare.
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