giovedì 12 luglio 2012

Passo del Furcia, quando la modestia vince


Bassa Val Badia/4 - Passaggio tra Marebbe e Valparola, valli che incantano per la loro semplice bellezza

C’è poco di interessante al Passo del Furcia, il valico che separa la valle di Marebbe dalla Valparola. In fondo, nient’altro che due modeste diramazioni della Val Badia e della Val Pusteria: qualche albergo, un laghetto artificiale mezzo vuoto, qualche ruspa che scava l’ennesima stazione per risalite meccaniche. E molte indicazioni di sentieri. È questa la ricchezza di un passo, cioè di un passaggio che esiste proprio in quanto non esiste, in quanto serve, si offre. Un luogo che da un lato, verso il Plan de Corones, offre il meglio in quanto a risalite invernali, mentre d’estate risulta un orrido luogo cementificato; dall’altro, invece, verso il Piz de Perez, 2507 metri d’altezza, presenta tipiche conformazioni dolomitiche in tutta la loro bellezza e anche, in scala ridotta, possanza.
Scelgo ovviamente di salire verso la natura incontaminata, o quasi, attraversando un bosco che, la mattina presto, pare un ricettacolo di fate e di misteriose creature della foresta. Salgo circuendo la bella cima del Piz de Peres, che dalla mia finestra di Rina ho costantemente dinanzi a me, come un sogno, una prospettiva, un quadro. Oggi è realtà. Tra canaloni di ghiaia che franano ad ogni passo e un delizioso declivio erboso sulla sommità, si giunge a quel luogo sempre mitico che è la cima. Lo sguardo allora si sazia di ogni creazione montana e silvana, con il solo imbarazzo della scelta, che spazia dalle montagne austriache all’Ortles e al Cevedale, e a tutte le Dolomiti, o quasi.
Ma lo sguardo va rivolto anche verso il basso, verso le valli, il verde, la terra, verso la bellezza forse meno stupefacente delle rocce e delle cime, ma certo più accessibile e dolce. La Valparola appare allora non solo un piccolo paradiso terrestre, punteggiata com’è da masi e alpeggi, case bianche di calce e brune di legno, ma un luogo di tregua, di pacificazione, per via del suo carattere chiuso e aperto nel contempo – il Passo del Furcia non è una gran via d’uscita, è piuttosto un tappo. E il Marebbe, il Mareo in ladino, vallata d’incanto attorno a quel San Vigilio che laggiù pare una sentinella in attesa dell’esercito. Scendendo i crinali della valle ammiro il legno antico e le pietre ben disposte, i prati baciati dal sole e i ciuffi boscosi pettinati, in un ordine che pare sfiorare la pura bellezza.

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