mercoledì 12 settembre 2012

Penang Hill, lassù sopra il caldo


Malesia, isola di Penang, sopra Georgetown, un luogo dove i coloni inglesi amavano sfuggire all'afa della regione.
Nelle zone tropicali per noi europei la più grossa difficoltà è quella del clima, delle temperature costantemente elevate e accompagnate da un’elevatissima umidità. Così la caccia all’aria condizionata è lo sport più diffuso tra i nordici in terra equatoriale (ma ormai anche di tanti indigeni). Nell’isola di Penang, Malesia occidentale, le cose stanno proprio in questi termini, come basta capire dalla semplice consultazione di una cartina geografica. Quando poi le cose interessanti da vedere non sono poche, ecco che ci si lascia trasportare dalla eccitazione conoscitiva e non si è più capaci di dosare le forze. Così non resta che fermarsi. Nella propria stanza climatizzata oppure… salendo agli 830 metri della Penang Hill, la collina di Penang, dove l’aria è più fresca e si può camminare per tranquilli sentieri lastricati in mezzo alla foresta tropicale, ammirando la natura ma anche i cottage che all’inizio del secolo i colonizzatori britannici avevano costruito quassù, per abitarvi al fresco, o per trascorrervi qualche scampolo della loro settimana tradizionale. Nota anche come Flagstaff Hill o Bukit Bendera, conobbe le prime costruzioni nel 1897. Dapprima venne tracciato un sentiero per cavalli, mentre oggi si sale grazie alla meccanica.
Si sale infatti fin quasi alla cima della collina grazie a una funicolare assai ardita, che supera pendenze elevate, dando anche qualche brivido ai viaggiatori: tranquilli, è di fabbricazione svizzera! L’arrivo è però inquietante per la presenza di tanta, troppa gente addetta ai negozietti, ai trasporti con mini-auto elettriche, a una moschea francamente squallida e a un tempio indù col finto sadhu (ben pasciuto) che cerca di attirare i turisti. Il tutto accompagnato da strutture e mobilio urbano francamente orridi. Ma lo spavento termina ben presto quando ci si accorge che dalla piazza dei commerci si diramano alcuni sentieri discreti e ben tenuti, che permettono di camminare in mezzo alla foresta vergine, o quasi, senza tema e anzi con una certa pace dell’anima e dei sensi: si capisce ben presto che anche in salita, mantenendo un passo regolare e lento, si può evitare di sudare in modo eccessivo.
C’è così modo di ammirare una vegetazione straordinaria, fotografando macchie di colore floreale e disegni geometrici tracciati dalle verdissime piante delle più varie specie presenti nel luogo: diptocarcapaceae, conifere e felci arboree. I viottoli sono lastricati di mattoni rossi di laterizio che evidentemente da queste parti resiste meno che dalle nostre. I gradini sono smussati invariabilmente da una sorta di pellicola nera che avvolge i laterizi là dove non vengano lavati regolarmente. Cosa assai impossibile in una foresta. Ma anche le scalinate che portano ai cottage degli inglesi subiscono la stessa sorte, con buona pace di colonizzati e colonizzatori.
Il ritorno a valle non è dei più tranquillizzanti, per la velocità della funicolare e per la temperatura soffocante che prende alla gola non appena si esce dalla funicolare climatizzata. E allora si riprende a boccheggiare e a sudare come malati.

Nessun commento: