mercoledì 17 luglio 2013

Antermoia, ai piedi del Sas Putia



Al confine della Val Badia, una passeggiata solitaria che esalta gli occhi e la psiche (e l'anima).

È l’estremo lembo delle Dolomiti che s’annunciano sulla valle di Bressanone, Brixen per gli altoatesini di lingua tedesca. Dopo il Passo delle Erbe, la Val Badia termina la sua meravigliosa cavalcata in mezzo ai monti, per scendere poi nel calore estivo della val d’Adige tra Bolzano e il Brennero, lasciando a guardia del passo e della valle quel meraviglioso sperone di roccia che è il Sas Putia, che si erge imperioso e grazioso – non è una contraddizione. Antermoia è il primo paesello che s’incontra scendendo a valle: una chiesa, un bar, un albergo, un negozio e un breve rosario di case bianche come la calce e brune come il legno scurito dagli anni.
Giungo ad Antermoia da Rina, dalla Badia che s’inizia, con un percorso tutto in costa, una strettissima strada carrozzabile che taglia in due l’enorme panettone della montagna di prato e di bosco che segna la frontiera occidentale della valle. È mattino presto, non passa nessuna auto, pare di essere in un deserto umano: ieri sera è piovuto abbondantemente, le nuvole salgono dal fondovalle creando quei gorgheggi di vapore, quella trina di nulla, che rende il panorama unico e irripetibile ad ogni istante. Passo dopo passo, per cinque chilometri seguo il bisbiglio del bosco, il saltellante peana dei volatili, il silenzioso stormir dei violini delle nubi che s’elevano e danno una lezione estetica ed esistenziale al deambulante: cupio dissolvi, per dar vita ad altro, per creare, per elevare, per salire i gradini della vita, per dare origine a un fiotto di vita nuova. Attraverso ciuffi di case che paiono paesaggi da bambole – che dico, da fate! –, che vogliono inebriarsi della danza delle nuvole e del gioco a nascondersi del sole che sorge da un Oriente misterioso, che spande il suo mistero fin quassù, sulla strada per Antermoia.

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