venerdì 4 maggio 2012

San Salvador, sulla tomba di Romero


Viaggio in Centroamerica/10 - Un martire ormai universalmente riconosciuto, che continua a morire per il suo popolo.

La cattedrale di San Salvador, quella in cui anche il presidente Obama ha voluto trattenersi in preghiera in ricordo di mons. Romero, qui sepolto, da 84 giorni è chiusa al pubblico. Un gruppo di reduci della guerra di liberazione, o guerra civile, l’occupano infatti per protestare contro il governo per promesse fatte e non mantenute, secondo loro almeno. Sulle ringhiere della cattedrale sono affissi degli striscioni bianchi con scritte rosse da cui riesco a capire che chiedono al presidente Don Mauricio Funes Cartagena di dar loro quei benefici di legge, in quanto non hanno né mezzi di sussistenza né speranza di averne. Sono riuniti nel FMNL, cioè la sigla dei guerrillero della guerra civile finita nel 1991, ma non ne sono che una frangia che s’oppone alla direzione del partito. Situazione confusa, quindi. Nonostante i miei due giovani amici siano perplessi e temano situazioni incresciose, bussiamo al cancello. Ci apre un guerrillero nostalgico: bandana nera, pantaloni militari e canottiera nera con scritte anti-imperialiste, una borsa a tracolla che pare sostituire il fucile che non ha. Con lui un’altra decina di personaggi. Denunciano le aggressioni subite, il tentativo di sloggiarli con il gas. Ci fanno accomodare sotto un tendone, mentre aspettiamo l’arrivo della chiave della cripta, che non si sa dove sia né quando possa essere fatta recapitare por nosotros. Conversiamo con tranquillità, dinanzi alle inferriate del recinto della cattedrale, che in realtà vedono aggrapparsi una fila di mendicanti da far paura, di tutte le età e di tutte le etnie. Fanno impressione, non c’è che dire.
Finalmente arriva la chiave, e così scendiamo nella cripta vuota. I passi rimbombano, ricordo vagamente qualche foto del luogo. I nostri accompagnatori ci rassicurano: non ci sarà fatto nulla di male, perché, come abbiamo spiegato, siamo giornalisti per un mass media che lavora per la giustizia e la pace. Buio pesto. Poi accendono qualche fioca luce. La tomba in marmo scuro sta dinanzi al mosaico di mons. Romero, in una cripta che, sulle colonne, porta le raffigurazioni di tutti gli arcivescovi di San Salvador. La tomba è ricoperta di fiori e messaggi, ormai abbastanza invecchiati. C’è odore di marciume. Ma l’impatto è forte. L’idea del martirio mi rimbalza nell’anima e mi costringe a vedere anche la mia vita sotto questo profilo, così come ognuno può fare della sorta. Mi fermo a fotografare e a pregare, mentre gli ex-guerrillero controllano la situazione a debita distanza, con rispetto.

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