giovedì 2 maggio 2013

Afándou, cioè nascosto



Viaggio nell'isola di Rodi/4 - Un  villaggio che s'è dovuto spostare dietro la collina per sopravvivere alle invasioni arabe.

Era un villaggio nascosto, invisibile dal mare, coperto com’era da una lunga collina che impediva ai pirati arabi, che da qualche tempo avevano preso la cattiva abitudine di attaccare e saccheggiare i villaggi greci visibili sulla costa di Rodi, inermi o quasi. Una storia lunga: l’insediamento romano era situato sulla costa,e così rimase pure all’inizio del periodo bizantino, mentre poi fu trasferito all’interno dopo le prime scorribande arabe guidate da Muawija, nel VII secolo, a partire dal 654, e fino all’ultima incursione di Harun al-Rashid nell’808. Afándou vuol dire proprio “nascosto”.
Fatto sta che solo di recente la magnifica costa di Afándouinizia ad essere sfruttata per il turismo e per il divertimento degli abitanti del luogo che, dicono, solo in pochissimi sanno nuotare. Anche a distanza di tanti secoli la storia non perdona, lascia strascichi che non ti aspetteresti. Eppure, passeggiando sulla spiaggia di sabbia e ciottoli bianchi, si sarebbe potuto immaginare che il paese avesse sfruttato ben prima il suo patrimonio naturale. Ma forse sono state le vicine stazioni turistiche a scoraggiare i tentativi locali di sfruttamento della balneazione.
A qualche centinaio di metri dalla spiaggia, quando ancor l’odore della salsedine fa sentire i suoi benefici effetti, la piccola chiesa chiamata Katolikon, unica vestigia del villaggio originario – una costruzione riedificata nel XII secolo sulle rovine della precedente basilica del V secolo –, testimonia la grande precarietà della vita passata dagli abitanti di Afándou, ma anche la loro fede che in qualche modo voleva sfidare i mori e il loro culto maomettano. Entro nell’edificio di culto e ne apprezzo i pur non esaltanti affreschi, mentre nei candelabri come al solito brillano le candeline di cera bruna che durano lo spazio di un sospiro appena più lungo o d’una preghiera che si fa orazione del cuore. Dalla vicina taverna arrivano le grida, i rumori e soprattutto la musica della festa, quelle melodie un po’ arabeggianti e in ogni caso mediterranee che saltellano, che piroettano con ritmi sincopati, ripetitivi, monotoni eppure sempre nuovi: è domenica e i greci per demonizzare la crisi che attanaglia il Paese intero non esitano a banchettare senza badare a spese, almeno le feste vanno festeggiate come si deve! Dopo il culto, l’altra musa da senso alla prima. Almeno lo si spera, qui ad Afándou, che di dolori ne ha conosciuti non pochi.

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