mercoledì 22 gennaio 2014

Anse Caffard, schiavi a mare



In Martinica, un memoriale ricorda la morte di 46 schiavi nello schianto di un veliero contro gli scogli

La punta rocciosa che delimita a Ovest la baia di Diamant, protendendosi verso quel Rocher du Diamant che è uno dei maggiori paradisi subacquei dell’intera Martinica, è stato testimone di un fatto di cronaca emblematico dell’intera politica schiavista dei nostri bravi Paesi europei colonizzatori. In effetti l’8 aprile 1830, verso mezzogiorno, un veliero fa strane manovre nei pressi dello Scoglio del Diamante, dinanzi alla baia chiamata Anse Caffard. Alle 5 del pomeriggio getta l’ancora nella pericolosissima baia. Un abitante, François Dizac, che gestiva la proprietà del conte di Latournelle, si rende conto del pericolo che corre la nave, ma un’onda anomala gli impedisce di avvicinarsi al veliero con la sua piroga. Cerca di segnalare comunque il pericolo, anche se il comandante sembra ignorare ogni avvertimento. Alle 23 dei sinistri scricchiolii si fanno udire nella notte. Dizac si reca coi suoi schiavi sulla spiaggia e scopre sugli scogli i resti del veliero, una visione orribile, perché decine di persone sono morti o feriti. 46 morti e 86 sopravvissuti, tutti africani, tutti schiavi. Una tragedia dello schiavismo, dunque.
A ricordo della drammatica vicenda, recentemente è stato eretto una sorta di memoriale estremamente evocativo e impressionante nelle sue dimensioni. Si tratta di 15 enormi statue di schiavi di cui dalla terra emerge solo il busto e il capo, realizzati in pietra bianca, che guardano verso il mare in direzione del Cap 110, il luogo più evocativo della stagione schiavista, perché da lì partivano i poveri africani catturati per fungere da maestranze gratuite o quasi oltre l’Atlantico. Guardano innanzi, con gli occhi vuoti di chi ha subito l’abominio, ma anche con la testarda volontà di reagire all’assurdità. Di fronte al sito, che non cesso di fotografare per il grande pathos che da esso emana, così come per l’enorme forza dei colori di queste terre e di questi mari, che il bianco delle statue sottolinea in modo particolare. Anche in questo luogo, ignorato da tutte le guide turistiche, ma estremamente atto a spiegare l’ingiustizia storica di tanta, troppa Europa, non si può non sperare che tutti coloro che continuano a fare il bagno in questi mari troppo spesso colorati di sangue possano visitare questo luogo. Una questione di coscienza.

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