martedì 20 maggio 2014

Dumtse Lhakhang, sembrerebbe una cappella della Bucovina



Viaggio in Nepal e Bhutan/5 - Il Paese himalayano del Bhutan mi accoglie con la visita ad un piccolo ma glorioso tempio buddhista

È un insolito tempio costruito nel 1433 quello che mi trovo a visitare nella valle di Paro, nel Bhutan occidentale, un tempio che sembra una torre buddhista, un chorten. Fu costruito da un noto personaggio della regione, tal Thangtong Gyalpo, santo taumaturgo tibetano che era anche pontefice, ossia costruttori di ponti, in ferro. Anche questa costruzione ha non poco metallo ferroso nei suoi muri, così da ancorarsi al suolo, anche perché voleva significare l’ardua lotta contro un demone locale, terribile e fiammeggiante. Ha tre livelli, che rappresentano l’inferno, la Terra e il paradiso. Guarda un po’, anche per i buddhisti la Terra è una sorta di limbo, o piuttosto di purgatorio.
L’interno è assai oscuro. Trovo un uomo, il custode, che accetta di farmi entrare in cambio di un’offerta insignificante a Buddha. Poco alla volta lo sguardo si assuefà alla scarsissima luce e scopre, brano dopo brano, una Sistina buddhista, o piuttosto una cappella interamente affrescata come quelle della Bucovina, una cappella nella cappella. Unica rappresentazione è quella del Buddha nei suoi innumerevoli atteggiamenti e significati. Ecco un’aureola rosa, ecco una veste verde, ecco un tocco di giallo nella cintura… Poco alla volta emerge un universo di significati, di virtù, di gradini sulla scala del nirvana da raggiungere senza mai abbandonare la battaglia. Giro e rigiro, strettamente in senso orario, e non posso non concludere che, in fondo, Buddha ha saputo cogliere nell’animo umano la via dell’elevazione. Per gradi.

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