martedì 11 giugno 2013

Cartoceto, il paese che scivola giù



Borghi d'Italia, il fascino dell'abitato che è fortezza e bellezza. Nelle Marche.

Sulle guide turistiche merita qualche riga appieno: borgo-castello sull’esempio di quelli che si diffusero nelle’poca delle invasioni barbariche. Ma, chissà, penso proprio che meriterebbe qualche paragrafo in più. Sulla via tra Fano e Fossombrone, Cartoceto – che bel nome onomatopeico, pare indicare qualcosa di accartocciato – è uno di quei borghi che ti conquistano il cuore, mettendo addirittura in dubbio i tuoi inveterati geni cittadini. Momenti in cui ti chiedi come mai tu perda i tuoi anni migliori nello stress urbanistico, senza riuscire ad immaginare che dopo una settimana trascorsa nel borgo ti metteresti a sognare solo la puzza e il rumore della città. Ma tant’è, il paesaggio è così raffaellesco nel suo incanto – il paesello è noto per il suo olio che sapientemente coniuga dolcezza e acidità – che rimanerne affascinato e conquistato è d’uopo, saresti un uomo insensibile e rozzo.
Arrivo a Cartoceto dalla strada alta, dal lato del Santuario di Santa Maria delle grazie, un modesto edificio in mattoni rossi che pure ha una certa vetustà – XVI secolo – ed il borgo mi par un imbroglio, tanto più che un bel tratto delle sue mura è franato a valle impedendo di percorrere l’aereo camminamento che da qui si dipartiva. Sarei tentato di abbandonare la partita e ripartire per Fossombrone immediatamente, quando m’accorgo che le viuzze del paesello sono particolarmente curate: sono solo ed esclusivamente scale che scendono, in pietra grigia, con le alzate in mattoni rossi, più o meno consunti, più o meno rossi, ma in ogni caso oggetto di una attenta manutenzione. Di gradino in gradino scendo a valle, chiedendomi dove mai sia il cuore del paese, al punto che mi chiedo se non fosse al santuario stesso, anche se la cosa m’appare un po’ strana… Finché l’arcano si svela, allorché sbuco su un tratto ancora aperto della cinta muraria e, in basso, ai piedi del muro bombato e possente, s’apre una piazza oblunga, al cui vertice inferiore pavesa un modesto ma decoroso Palazzo del Comune, con tanto di torretta dell’orologio e della campana, a dar un certo decoro all’abitato e agli abitanti. Poi tocca risalire.

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