mercoledì 7 novembre 2012

Cnosso, il vero e il falso


Viaggio a Creta/3 - Il sito archeologico più noto dell'isola cela la diatriba tra diversi tipi di restauri.
Che sia il luogo principe della grande tradizione minoica nessuno lo nega, come il fatto che le rovine scoperte prima dal greco Minos Kalokairinos (1878) e poi dall’inglese Arthur Evans (1894) siano assolutamente le più importanti e le più vaste dell’intera isola di Creta. Un giro dalle parti di Cnosso è ineludibile in una pur breve scappata nell’isola di Creta. Pochissimi altri luoghi al mondo possono riportare indietro nel tempo così lontano e con altrettanta forza di convincimento storico: risalire ad una civiltà affermata ed evoluta come quella minoica, duemila anni prima di Cristo, cioè quattro millenni addietro, è operazione altamente ardita, ma straordinaria. Ardita, perché quanto è stato finora ipotizzato sulla civiltà minoica è tanto fantastico quanto leggendario. Straordinaria, perché si respira la Grande Storia a Cnosso. Il palazzo sorge nelle alture di Kefala e nella valle di Kairatos, a due passi dall’attuale capitale Iráklio: il mito del Minotauro (sacerdote con un elmo a forma di toro) e del labirinto in cui fu ucciso da Teseo viene ambientato proprio qui. Del re Minosse, non c’è traccia sicura!
C’è folla a Cnosso, viene dal mondo intero a vedere quanto sembra aver già visto sui propri computer. I giapponesi, in gruppi fastidiosissimi perché simili a muri umani lunghi e impenetrabili – guai a cercare di attraversarli, si viene malamente espulsi da quei cannoni che sono gli obiettivi delle macchinette fotografiche e dalle quelle lance che sono i cavalletti! –, seguono sugli schermi dei loro aggeggi elettronici quello che vedono, in una furia enciclopedica che lascia senza fiato. Chissà cosa mai resterà nel loro immaginario dopo questa visita: probabilmente i “falsi” eretti dall’altra furia, quella restauratrice e ricostruttrice di Mr. Evans. Colonne dipinte di rosso pompeiano, affreschi di delfini guizzanti appena immaginabili negli originali ritrovati, architravi in cemento armato che probabilmente erano lignei in origine. Resterà nella loro memoria quel che forse meno riporta con fedeltà l’originale minoico, assieme alla leggenda di Minosse che qui avrebbe esercitato il suo straordinario potere, dominando l’intera isola di Creta e partendo alla conquista di altri territori.
Vago come tramortito tra le rovine di Cnosso slalomando tra i turisti singoli e quelli in comitiva, sperando di riuscire a scattare qualche foto senza traccia di umano, se non accessoria, funzionale all’immagine e non intrusa accidentalmente. Gli inserti posticci, opera della fantasia di Mr. Evans mi lasciano interdetto, perché hanno una loro bellezza, una loro armonia estetica, pur essendo pugni nello stomaco per chi cerca in qualche modo di capire la verità storica di quel che succedeva quattromila anni fa. Cercando nelle rovine abbandonate senza restauri il seme della verità, o perlomeno il suo simulacro, se non il suo sogno. Ed è già straordinario quanto si ricava dalle comunque imponenti tracce del Palazzo di Cnosso, eccezionale esposizione di potenza di millenni addietro: basti pensare alle lunghe file di locali del Palazzo protopalaziale (2100-1700 a.C.), alle tracce del periodo prepalaziale (terzo millennio a.C.), o alle ben più cospicue costruzioni del periodo neopalaziale (1700-1450 a.C.). Cortili, verande, peristili, scale, sale del trono, mégaron, stanze da bagno, magazzini… Mi colpisce in particolare una lunga e stretta scala che dà sul nulla della collina: ecco l’esempio calzante di quel che deve essere un restauro, lasciare che l’immaginazione ricostruisca il palazzo cui si accedeva attraverso quella scala…
Esco dal sito riconciliato nello spirito e nella mente da due scalinate assolutamente fantastiche nella loro irregolarità, e tuttavia immaginifiche, funzionali come nessun altra alla vista del Palazzo di Cnosso: probabilmente costituivano parte del teatro del Palazzo prepalaziale… E mi dico che i giapponesi che, come il sottoscritto, hanno pagato quattro euro per entrare nel complesso archeologico non avrebbero capito nulla della civiltà minoica guardando queste scale straordinarie. Probabilmente avrebbero suscitato il loro solo un basso istinto di rendere il tutto simmetrico e perfetto nel restauro. Almeno con l’opera di Mr. Evans qualcosa conserveranno di questo luogo e della sua memoria. Onore a Mr. Evans, dunque, soprattutto epr non aver voluto toccare le “mie” due scalinate del teatro, a cui si accede dall’ingresso della Strada delle processioni, magnificamente lastricata! Un sentito ringraziamento.

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