
Intervista al sottoscritto pubblicata su "La Provincia" di Como, Lecco, Sondrio e Varese, a firma Alberto Galimberti, a proposito del libro "Io ho tutto. I 18 anni di Chiara Luce", che sabato 25 è stata proclamata beata.
Chiara Badano aveva 18 anni, il cuore traboccante d’amore per Gesù e un tumore alle ossa che le stroncò la vita il 7 ottobre 1990. A 20 anni di distanza la sua testimonianza suscita ancora conversioni e riempie di senso la speranza e la fede in Dio. Domani, 25 settembre, sarà la prima persona appartenente al movimento dei «Focolari» a essere proclamata beata. Michele Zanzucchi, direttore di Città Nuova e autore del libro su Chiara Badano "Io ho tutto" ci aiuta a delineare il normale eroismo di questa ragazza.
Chi era Chiara Badano?
Chiara era una ragazza di 18 anni con un male (sarcoma osteogenico con metastasi) che oggi si potrebbe curare mentre negli anni ’80-’90 non prevedeva alcun rimedio. Nata a Sassello, trascorse un’infanzia spumeggiante e felice. Coltivò sin da piccola la propria fede grazie all’educazione ricevuta in casa e alla frequentazione della parrocchia. Un rapporto irrobustito e arricchito dall’incontro a 9 anni con il movimento dei Focolari. Una ragazza estroversa e sensibile come raccontano gli episodi d’infanzia quando decise di destinare ai bambini poveri i suoi giocattoli nuovi (e non come verrebbe normale quelli vecchi o rovinati) e quando ospitò una compagna di scuola da poco orfana, avvisando la mamma di aggiungere un posto alla mensa perché «oggi sarebbe venuto a trovarci Gesù». Esperienze, se vogliamo piccole ma paradigmatiche di un rapportarsi con gli altri
in modo semplice e nella verità.
Un’adolescenza serena, una giovinezza pronta a dischiudersi. E poi l’irruzione della malattia... L’adolescenza di Chiara era un’emozionante ricerca di vere amicizie e voglia di futuro. Il liceo classico, la passione per lo sport e la natura. Poi, celato in un acuto dolore alla spalla sopraggiunto
durante una partita di tennis, il tumore alle ossa e la vita che si stravolge in un istante. Quando scrissi la biografia di Chiara, rimarcai questo elemento. Chiara una volta informata della gravità
della propria malattia, rientrò in casa ed evitando gli sguardi dei genitori, si rifugiò in camera. Trascorsero 25 minuti e Chiara disse alla mamma: «Se lo vuoi tu Gesù, lo voglio anch’io». In un grappolo di tempo, 25 minuti, Chiara comprese il significato della sua esistenza e decise di instradarsi verso la propria santità. Quando Chiara Lubich lesse il libro mi confidò che dissentiva da quella mia opinione. Mi disse infatti: «Chiara Badano iniziò a essere santa nel momento stesso in cui cominciò a vivere». Credo che avesse ragione Chiara Lubich.
Quanto fu importante per Chiara l’incontro con i Focolari e l’intensa corrispondenza con Chiara Lubich?
L’importanza è radicale e lo affermano gli scritti di Chiara Luce stessa nei quali si scorge più volte la volontà di scegliere quel Gesù abbandonato che era il "segreto" di Chiara Lubich, come lo sposo
della sua vita (lascerà precise indicazioni di essere sepolta con il vestito bianco perché da sposa voleva prepararsi all’incontro con il suo Sposo). Il Movimento dei Focolari ha sicuramente infuso
in lei quel senso profondo della vita spirituale e comunitaria che le ha permesso di affrontare la malattia e la morte nella pace e nella serenità, arrivando addirittura a rinunciare alla morfina per
non perdere la lucidità di continuare a pregare Gesù e restare in contatto con Lui.
Qual è il portato spirituale di "Luce", come la chiamò poi Chiara Lubich? Il suo merito è di aver incarnato una santità popolare, vicina all’uomo, un modello imitabile. La santità che viene mostrata come una via normale di vita, ma che irradia. Ecco la straordinarietà di "Luce". Non solo frutto di una scelta personale. Ma un cammino accompagnata dalla condivisione con la comunione dei suoi genitori, delle sue amiche del movimento.