martedì 17 luglio 2012

Tra Rina e Antermoia, il gradino nel bosco


Bassa Val Badia/7 - La prerogativa prima della valle altoatesina è forse la presenza dei prati

Di sorprese la Bassa Badia ne riserva non poche per chi ha la pazienda di coglierle e raccoglierle. Come la strada provinciale che in cinque chilometri collega Rina con Antermoia, cioè uno dei più antichi insediamenti della valle e uno dei più recenti: la storia del passato e il turismo del presente. Scrivo al chilometro 1, di ritorno dalla dolce ma lunga scarpinata, seduto su una panchina custodita da uno dei tanti crocifissi della zona, in legno ovviamente, protetto da un tettuccio spiovente. Dinanzi a me si estende la valle fino al paese di San Martino, elegantissimo borgo dominato dal massiccio e nel contempo aereo castello che ospita il museo della ladinità. Sopra tutto, il Sas dla Crus gioca a nascondino con le nuvole. E boschi e boschi e boschi a dismisura, scuri, qua e là interrotti nella loro muschiosa bellezza da squarci di quel verde prato che non può essere definito altrimenti che “verde Badia, così delizioso come il manto di una dea che cerca di sedurre gli umani. Da qui si può capire l’essenza della Val Badia, anzi la quintessenza, riconosciuta persino dall’Unesco nella sua lunga lista dei siti protetti dell’umanità. Perché la valle è da proteggere, l’uomo non sarebbe più lo stesso senza questa meraviglia. L’uomo ladino, ovviamente, ma anche ogni altoatesino, ogni trentino, l’italiano, l’europeo. L’uomo.
La strada si snoda in costa come un nastro pacifico, mimetico al rilievo e alla sua uniforme varietà. Pare il gradino principale di quella maestosa scalinata che sono i suoi prati e i suoi boschi. Gli altri gradini, spesso e volentieri in diagonale, sono gli altri sentieri tracciati dai valligiani nel corso dei secoli. E per questo artificiali-quasi-naturali, ormai un tutt’uno con l’ambiente. La Bassa Val Badia è un modello da imitare per capire quale può e quale deve essere l’intervento dell’uomo nell’ambiente naturale. Rispettoso e pacifico, essenziale e utile.
(In due ore di camminata conto la bellezza di sette auto che passano sulla strada provinciale, cioè una ogni 18 minuti. Sopprtabile presenza umana. Ne noto inoltre un’altra, due contadini che tagliano il fieno con la falce. Mi chiedo come facciano a non ruzzolare a valle per la spaventosa pendenza dei prati).

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