lunedì 30 novembre 2009

Il treno saltato per aria verso San Pietroburgo


Nel 2005 presi un treno tra Mosca e San Pietroburgo, in tutto simile a quello fatto saltare in aria dai sette chili di tritolo che hanno divelto le rotaie in un tratto in cui il convolgio viaggiava a 200 all'ora. Come al solito si invoca il fantasma ceceno. Scrivevo in quella fine di giugno 2005...

"Aurora" è il nome del treno che, in cinque ore e quindici minuti, mi porta da Mosca a San Pietroburgo: "Aurora", forse per ricordare che lassù non troverò mai la notte. Un’esperienza che rischia d’essere affascinante. Le carrozze sono assai vetuste, ma pulite e corrette. Il pasto è un picnic gradevole, ma il personale fa il muso. Qui è la norma. Il vagone, purtroppo, viene occupato manu militari da una compagnia di turisti italiani, che fortunatamente, comunque, non paiono troppo rumorosi e strafottenti.

Fuori dal finestrino scorrono infinite distese di boschi e laghi e villaggetti che paiono da fata ma che, a ben guardare, nascondono a fatica le tracce della povertà. Il sole resta sempre alto, mentre la pioggia s’alterna al sereno con rapidità sorprendente. Chissà perché Pietro il Grande ha voluto fondare la sua città sul Mar Baltico. Spero di scoprirlo. Intanto mi godfo questi lunghi rettilinei in cui il treno dell'Aurora corre beato, anche se strattonando i poveri viaggiatori a destra e a sinistra, al punto da mettere in dubbio se resterà sulle rotaie.

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