venerdì 4 dicembre 2009

Perugia: Amanda, Raffaele e i "media guardoni"

Stasera, Venerdì 4 dicembre, nel giorno della sentenza del processo più seguito dell'anno, all'Università di Perugia di Perugia (Facoltà di Lettere e Filosofia, p.za Morlacchi 11- palazzo Manzoni, Sala delle Adunanze, ore 17) partecipo a un dibattito con Anna Mossuto (direttrice del "Corriere dell’Umbria") su un tema legatissimo anche alla vicenda di Meredith: "Il giornalista in lotta tra realtà e fiction". Qualche nota d'una mia visita nel capoluogo umbro, dal titolo "Fenomenologia dell’occupante di gradini pubblici"

Crepuscolo a Perugia, quando i perugini deambulano con pigrizia negli interstizi della loro città, cercando improvvisi e improbabili momenti atti a scuoterli dalla noia e dall’abitudine. Scuoterli? Non è così: i perugini amano infatti e la pigrizia e la noia e l’abitudine. Quanti gradini, infatti, possiede la città; ma quanti di essi sono a ogni ora del giorno occupati da giovani e meno giovani, da bambini scapestrati e da anziani scapigliati. Mi verrebbe da diventare anch’io pigro e annoiato, redigendo un’altamente improbabile Fenomenologia dell’occupante di gradini pubblici perugini.
Basta sedersi ai tavolini del Caffè da Cesarino, in piazza IV Novembre, e osservare con attenzione sul lato sud della piazza, ecco la scalinata del Palazzo dei Priori dapprima a ventaglio e poi, d’improvviso, s’impenna sulla destra all’ombra delle fiere bronzee – un grifo e un leone –, alteri e altezzosi, che controllano ed osservano.

Sono giovani quelli che siedono sui gradini levigati; c’è chi telefona e chi guarda la facciata della cattedrale facendo dondolare un sacchetto trasparente che ostenta un paio di libri, Derida ed Heidegger. C’è poi la giovane mamma che cerca di impedire al suo giovanissimo rampollo di scalare il monte Everest senza imbracature di sicurezza (e la scalinata ripida lo è sul serio!). E poi, ecco due quarantenni avvinazzati ce discutono di donne e di calcio che, per passare il tempo, non disdegnano di azzuffarsi un po’, rotolando ai piedi della scalinata, ovviamente senza troppi danni, e col vantaggio di ritrovarsi alla fine orizzontali.

Anche la Fontana Maggiore, a forma dodecagonale, ha un gradino – uno solo – non protetto dalla grata di ferro battuto che, altrimenti, verrebbe sommersa, come a Piccadilly Square. Quell’unica panca marmorea levigatissima è monopolizzata dai turisti, sia per immortalarsi sullo sfondo della cattedrale, sia per sperare di ricevere un po’ della frescura dell’acqua che fruscia e sibilia e scroscia.

Le Logge di Braccio Fortebraccio a tre arcate del XIII secolo, eleganti e slanciate, prima opera rinascimentale della città, sono chiuse anch’esse da una balaustra levigata come uno specchio, che risuona dell’abbaiare dei cani e del turpiloquio dei loro padroni, giovani barbuti e rastizzati, dei marginali senza fissa dimora. Non fanno paura nemmeno i loro sonori alterchi: sono tollerati e anche foraggiati di qualche euro, hanno preso il posto dei vecchi barboni, ormai presi in carico dall’assistenza pubblica.

La leggera pendenza della piazza, che rende di altezza variabile l’unico gradino disponibile della fontana, pare studiata dal genio dell’architettura medievale per mettere in assoluto rilievo l’ultima scalinata della piazza, quella più normale e regolare, quella “canonica” della cattedrale incompiuta dedicata a San Lorenzo, di origini romaniche e di destini gotici, occupata anch’essa, a sole tramontato, da un pefetto spaccato sociologico della gioventù perugina, indigena e forestiera, di tutti i colori – per l’università preposta all’insegnamento dell’italiano ai figli d’altre terre e d’altre contrade –. È una tavolozza antropologica, questa scalinata, che invita a riflettere sul’umana necessità del riposo e del “perdere tempo”, quasi per rassicurarsi che questa misteriosa scatola cosmica che scorre al battito dei secondi non è una trappola mortale.

A ricordarcelo, non serve correre come fa la gente laggiù, negli uffici e nei negozi che sin affacciano su Corso Vannucci, lo “struscio” perugino, ma osservare con attenzione queste scalinate stupefacenti. Semplicemente. A Perugia si scopre che il mondo non corre in modo assurdo, ma razionale.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Mick,
ma 6 da paura! e quando hai scritto tutte queste cose su 4 ore, intense peraltro, trascorse a Perugia? Hai appuntato decine di verità solo passando, e non passeggiando, per Corso Vannucci, ti sei addentrato in un dibattito importante, hai quasi corso per non perdere il treno (che poi pareva che manco si poteva fare il ticket!)... Presumo che avrai scritto in treno appena ti ho lasciato. So che scrivi i libri sul treno, anche. L'uomo moderno, tecnologo: mi ricordi mio figlio, pure lui lavora in treno.
Eppoi, se ho ho ben capito, hai dormito a Roma, e sei ripartito poi per il nord stamani...
Auguri fratello per il tuo lavoro, incessante, equilibrato e pertinente, sempre.
Paolo