martedì 28 luglio 2009

Diario di viaggio in Finlandia/5

Primo giugno 2008. Tuusula, il lago degli artisti.

Che la cultura si concentri in certi luoghi, e non in altri, ha dello straordinario e del paradossale. Perché lì e non altrove, magari dove le condizioni parrebbero migliori? Perché certi artisti vi si sentono attratti ed altri invece no? Perché certi luoghi “ispirano” ed altri deprimono la creatività? Le risposte, ovviamente, sarebbero molteplici e in ogni caso precarie. Sta di fatto che, attorno a questo oblungo lago di Tuusula, una trentina di chilometri a nord di Helsinki, appena oltre l’aeroporto, si sono concentrati nei decenni numerosi artisti finlandesi, di diverse arti: pittura, letteratura, scultura, musica. Traevano ispirazione dal paesaggio più finlandese che esista, quello lacustre e forestale. Alle porte della capitale – ma all’inizio del secolo scorso Helsinki era distante non poco –, per poter respirare comunque ogni tanto il clima artistico della città, ma cercando nel contempo la vita isolata, tranquilla, al riparo dalle inquietudini politiche e belliche, concentrandosi sulla ricerca del «silenzio assoluto», come diceva Sibelius…

Le dimore di questi artisti non erano incollate le une alle altre, come ad esempio faevano gli artisti in un borgo toscano o andaluso o tunisino, ma distavano anche chilometri l’una dall’altra, per quella naturale riservatezza e quella “distanza antropologica”, quasi un bisogno di solitudine, che contraddistingue da sempre le popolazioni vicine all’artico, soggette a lunghi periodi di silenzio e di temperature gelide. La socializzazione, non a caso, si faceva spesso in quelle saune – mi raccomando, cari storici delle usanze umane, non sbagliatevi nell’attribuire l’origine di questa pratica agli svedesi! – di cui ogni abitazione in Finlandia deve essere fornita: il caldo favorisce l’avvicinamento, non il freddo… Attorno al Tuusulanjärvi, il lago di Tuusula, le case sono tutte costruite in legno, ovviamente, visto che la materia prima proprio non manca in Finlandia. Ancor’oggi, la gente di Helsinki costruisce i propri cottage estivi, che qui chiamano kesämökki, di legno, mentre nelle città ormai tutto è in cemento, acciaio e vetro. Villa Kokkonen, una dimora di principesca armonia, modernissima, opera dell’onnipresente Alvar Aalto, dall’altro lato del lago di Tuusula, pare fuori posto, salvo agli architetti incalliti di novità e sperimentazione. Qui il legno domina perché è materia prima d’arte, indispensabile per l’ispirazione dei personaggi che hanno abitato sui bordi di questo lago – uno degli infiniti laghi finlandesi, più di mezzo milione! –, perché è natura ma può anche essere artefatto e manufatto. Contraffatto, pure.

Qui hanno vissuto personaggi che per i finlandesi sono padri della patria, perché hanno preservato la cultura finnica dalle influenze e dalle dominazioni straniere. A cominciare da Alksis Kivi, poeta e romanziere, fondatore e codificatore della letteratura finnica, che qui trascorse gli ultimi dieci mesi della sua vita, depresso e sconfitto, come solo gli artisti sanno esserlo. Li passò in un minuscolo cottage, composto da due stanze di tre metri per tre, e da una sauna esterna, sauna da bambole. Certo, forse si potrebbe immaginare qualcosa di più degno per un artista del suo calibro; ma, a ben guardare, lo straordinariamente piccolo grazie al poeta è diventato lo straordinariamente grande. La piccola baracca di legno d’abete rosso, immersa in un bosco di abeti, larici e betulle, è assurta a incantevole luogo di elevazione spirituale. Naturale. Kivi, che qui morì nel 1872, fu l’antesignano delle frotte di artisti che poi sarebbero arrivati su queste rive vent’anni più tardi.

Un nome su tutti, Pekka Halonen, pittore che seppe diventare un grande dell’arte finlandese partendo dal nulla, dalla sua cultura contadina familiare di Lapinlahti. Per un periodo abitò in città, ma si sentiva inguaribilmente insoddisfatto, incapace di rappresentare quei tronchi, quei laghi e quella neve che “erano” la sua ispirazione prima. Così, su invito dell’amico artista, Juhani Aho, scrittore – aveva fondato in qualche modo la comunità di Tuusula sul finire del XIX secolo trasferendosi ad abitare nella parte nord del lago, in una elegante dimora bianca e gialla di nome Ahora –, cercò un luogo dove costruire una dimora grande e accogliente, a sua misura, immersa completamente nella natura. Comprò così un piccolo promontorio, una punta verde di cui si era innamorato durante una gita con l’amico Aho, in posizione quasi baricentrica al lago. Progettò la casa in abete rosso (il migliore, che fece venire dalla Finlandia centrale), con un enorme atelier centrale, attorno a cui ruotava la vita di tutta la grande famiglia composta anche dalla moglie, da quattro figlie e da quattro figli. Sul bordo del lago, poi, costruì una sauna incantevole. Dico costruì, perché in realtà lavorò lui stesso con le sue mani e con alcuni parenti abili carpentieri alla costruzione della casa. Ad Halosenniemi si trasferì nel 1902. La casa ora domina l’intero lago, non tanto con la sua mole nascosta dai pini, quanto con il suo spirito inguaribilmente positivo.

Fu più a nord che nel 1904 prese possesso di un terreno il maggior musicista finlandese, l’allora già notissimo Jean Sibelius, assieme alla sua famiglia anch’essa numerosa: la moglie, la dolce e forte Aino – Ainola si chiama in effetti la proprietà –, e le sei figlie (una era morta in precedenza). Fece progettare la villa da un celebre architetto d’allora, Lars Sonck, non lontano dalla proprietà del fratello della moglie, il pittore Eero Järnefelt. Sibelius vi dimorò fino alla morte, avvenuta nel 1957, mentre la moglie qui gli sopravvisse fino al 1969. In un luogo assolato e che gode di una bella vista sul lago, che i coniugi chiamarono “Rapallo”, memori di un lungo soggiorno in Riviera, sono sepolti sotto una lapide quadrata verde che riposta solo i loro nomi: a caratteri cubitali e stampati, Jean; a caratteri piccoli e in corsivo, Aino. È una casa bella, quella dei Sibelius, ricca di ricordi e citazioni, di libri e spartiti, dominata in tutto e per tutto da un piano a mezza coda, sui cui tasti Jean componeva le sue musiche, e una stufa verde pisello che campeggia – sfrontata quasi – al centro del salone-tinello di Ainola, in stile art nouveau. Perfezionista come pochi, sempre alla ricerca del silenzio più totale, il musicista provava di frequente istinti autodistruttivi: si narra che gettò in questa stufa verde la bellezza di otto sinfonie di cui non si diceva soddisfatto! Le note e la cenere, verrebbe allora da intitolare una biografia di Sibelius.

E poi l’elegante dimora del giramondo J.H. Ekko, poeta, scrittore e giornalista che scrisse molto dell’Italia e della Francia, proprio di fronte al minuscolo cottage di Aleksis Kivi; e, ancora, l’albergo azzurro, bianco e grigio di Onnela, dove dimorò a lungo il bohemien Eino Leino; o la bella dimora, a tu per tu col lago incantato, chiamata Suviranta, abitata dal fratello di Aino Sibelius, Eero Järnefelt; oppure la villa Syväranta, dove crebbe e morì la grande compagine femminile che sostenne la Finlandia durante la guerra, Lotta Svärd… E ancora e ancora. Arte chiama arte, verrebbe da dire. Certo, un luogo incantato, quasi fiabesco come le rive boscose del lago di Tuusula, pare avere avuto un “di più”, quasi una benedizione del Cielo e delle divinità che abitavano questi laghi sin dalla fondazione del mondo. Umana, naturale, cristiana bellezza.


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